La storia di Alfonsina Strada.

In occasione della festa della donna, noi di Rossomodena ne vogliamo ricordare una in particolare, piena di talento ciclistico: Alfonsina Strada.

Alfonsina Morini, nasce in una famiglia di contadini che lavoravano nelle campagne emiliane. La prima bicicletta entrò in casa nel 1901 grazie al padre Carlo Morini, ed è qui che Alfonsina imparò a pedalare scoprendo una vera e propria passione.

All’età di 14 anni, la giovane aveva già trovato il modo di partecipare a diverse gare all’insaputa dei genitori, ai quali mentiva dicendo di recarsi alla messa domenicale.

Nei paesi in cui sfrecciava con la sua bicicletta viene soprannominata “il diavolo in gonnella”. Osteggiata dalla famiglia per la sua passione, a 24 anni sposa Luigi Strada che, contrariamente alla famiglia, la incoraggia regalandole il giorno delle nozze, una bicicletta da corsa nuova. L’anno successivo i due si trasferiscono a Milano, dove Alfonsina Strada comincia ad allenarsi con serietà.

Nel 1924 partecipa al Giro d’Italia, fu la prima donna in assoluto.

Parte e compie regolarmente 4 tappe:

  1. la Milano-Genova arrivando con un’ora di distacco dal primo ma precedendo molti rivali;
  2. la Genova-Firenze in cui si classifica al cinquantesimo posto su 65 concorrenti;
  3. la Firenze-Roma giungendo con soli tre quarti d’ora di ritardo sul primo e davanti ad un folto gruppo di concorrenti;
  4. la Roma-Napoli dove conferma la propria resistenza.

Nella tappa L’Aquila-Perugia, invece, Alfonsina arriva fuori tempo massimo. I giudici si dividono in due fazioni: chi vuole estrometterla e chi è favorevole a farla proseguire. Il direttore della Gazzetta, Emilio Colombo, che aveva permesso la partecipazione di Alfonsina al Giro e aveva capito quale curiosità suscitasse nel pubblico la prima ciclista italiana della storia, propone un compromesso: ad Alfonsina sarà consentito proseguire la corsa, ma non è più considerata in gara.

Lei acconsente e prosegue il suo Giro. 

All’arrivo di ogni nuova tappa viene accolta da una folla che la acclama, la festeggia, la sostiene con calore e partecipazione. Alfonsina continua a seguire il Giro fino a Milano, osservando gli stessi orari e gli stessi regolamenti dei corridori per 12 tappe per un totale di 3.618 chilometri. Dei 90 corridori partiti solo 30 arrivarono a Milano, Alfonsina è tra loro.

Nonostante le venne negata l’iscrizione al giro per gli anni successivi, Alfonsina partecipa ugualmente per lunghi tratti. Ormai era conosciuta dopo il suo esordio, con la sua tenacia riesce a conquistare l’amicizia nonché la stima e l’ammirazione di numerosi giornalisti, corridori e appassionati di ciclismo che continuano a seguire le sue imprese con curiosità, rispetto ed entusiasmo. Partecipa a numerose altre competizioni finché nel 1938, a Longchamp, conquista il record femminile dell’ora di 35,28 km. 

Rimasta vedova di Luigi Strada, Alfonsina si risposa a Milano con un ex ciclista, Carlo Messori. Con il suo aiuto, continua nella sua attività sportiva fino a che non decide di abbandonare l’ agonismo. La sua passione per la bicicletta però, non viene meno,  infatti apre a Milano un negozio di biciclette con una piccola officina per le riparazioni. Rimasta di nuovo vedova nel 1957, manda avanti da sola il negozio. Ogni giorno, per andare al lavoro, Alfonsina usa la sua vecchia bicicletta da corsa indossando una abbondante gonna pantalone. Muore il 13 settembre del 1959 all’età di 68 anni, a causa di un incidente con la sua moto.